"Pillole"
Avete colpito ma non affondato..... PDF Stampa E-mail
Domenica 14 Ottobre 2012 23:02

Per settimane questo sito è rimasto prigioniero dei virus seminati dai fratelli hacker della Repubblica Islamica. Centinaia di virus nascosti negli articoli e nelle foto che "punivano" chiunque entrava nel sito alla ricerca di un articolo, di una opinione o semplicemente per vedere un video o una fotografia. Ore ed ore di lavoro, per ripulire il contenuto del sito. Grazie al caro amico Francesco che ha lavorato sodo e con grande impegno, ora il sito funziona nuovamente. Se il sito è colpito, vuol dire che dava fastidio a qualcuno, per esempio all'Ayatollah Khamenei o al Presidente Ahmadinejad. Allora mi sono promesso di impegnarmi di più e di scrivere con maggiore frequenza, perché non sono tipo che si arrende alle minacce e cede alle pressioni.

 
Aggirava la censura condannato a 15 anni PDF Stampa E-mail
Martedì 05 Luglio 2011 17:15

Hossein Ronaghi Maleki è un bloger. 5 luglio ha compiuto in carcere 26 anni.  Su internet era noto con il nome di Babak Khorramdin (un eroe del passato). Hossein è stato arrestato nell'autunno di 2 anni fa, assieme al fratello Hassan, nella casa paterna a Molkan, nella regione dell'Azerbaijan.

In un processo sommario lo hanno condannato a 15 anni di carcere. Hossein è accusato di aver messo a rischio la sicurezza del paese, aiutando altri bloger ad aggirare i blocchi che impedivano loro di mettere in rete i  blog. L'alltra accusa è quello  di aver recato offesa all'Ayatollah Khamenei, la Guida Suprema della Repubblica Islamica.

Hossein Ronaghi Maleki,, assieme ad altri bloger faceva parte dell'Iran Proxy, un gruppo che insegnava come aggirare la censura e come dotarsi delle più nuove tecnologie che circolavano nel mondo virtuale. Un "reato" grave nella Repubblica Islamica dell'Iran, dove oltre 500.000 siti sono bloccati, e dove gli internauti devono aggirare il blocco utilizzando programmi studiati ad hoc da ragazzi come Hossein.

 
NEDA rimane la voce della libertà in Iran PDF Stampa E-mail
Domenica 19 Giugno 2011 08:59

 

Sono passati due anni da quando il 20 giugno 2009, gli occhi di Neda Agha Soltan, 27 anni, si sono spenti sull'asfalto di una strada di Teheran. Neda fu uccisa da i colpi sparati da alcuni squadristi al servizio del regime degli Ayatollah. L'esecutore e i mandanti dell'assassinio di questa ex studentessa di Filosofia, che amava la musica, sono ancora liberi, e liberi rimarranno fino a quando rimarrà al potere l'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, la Guida Suprema della Repubblica Islamica. La morte di Neda, ripresa dai telefoni cellulari di alcuni manifestanti, ha fatto il giro del mondo, e rimane l'immagine più emblematica di quella che fu l'Onda Verde.
Sono passati due anni da quando Neda, che in lingua farsi significa "voce", fu uccisa. La sua memoria, però, rimane e rimarrà viva per sempre. A Milano un albero piantato nel Giardino dei Giusti ricorderà per sempre questa giovane ragazza, cui l'unica colpa era quella di volere vivere libera. Decine di canzoni scritte ispirandosi a questa tragedia, terranno viva la voce di migliaia di iraniani che nei 33 anni di regime islamico hanno perso la vita per aver pronunciato la parola "libertà".
Ancora oggi, pronunciare la parola libertà è un "reato" nella Repubblica Islamica. In questi giorni 12 prigionieri di coscienza sono in sciopero della fame e della sete a tempo indeterminato, per protestare contro la morte di un loro compagno di cella. Il giornalista Hoda Saber, è stato lasciato morire nel carcere, dopo che a causa di un infarto era stato trasferito in infermeria.
In questi giorni la Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite ha nominato l'ex Ministro degli Esteri delle Maldive, Ahmad Shahid, quale reporter speciale per i diritti umani in Iran. Speriamo che possa lavorare senza subire pressioni e interferenze e senza eccessivi equilibrismi. L'altro candidato, che personalmente avrei preferito, era l'ex ambasciatore italiano in Iran, Roberto Toscano.

 
Quando il coraggio non ha limiti PDF Stampa E-mail
Lunedì 09 Maggio 2011 09:47
A volte, il coraggio di alcune persone non ha limiti e ti lascia a bocca aperte. E' il caso di Jafar Panahi, il regista iraniano condannato a 6 anni di reclusione e 20 anni di divieto di esercitare la professione del cineasta. Jafar, a cui sono legato da una profonda amicizia da parecchi anni, è in attesa della sentenza finale, che doveva essere già stata pronunciata da tempo. Jafar, che non ha mai accettato di rimanere in silenzio, ci ha sorpreso nuovamente. Malgrado i divieti, sarà presente al prossimo Festival di Cannes con un film sulla sua vita da recluso nella propria casa. "Questo non è cinema", è il titolo di questo film, cui la regia è firmata da Panahi assieme al coraggioso documentarista iraniano Mojtaba Mirtahmasb. Jafar che ha passato settimane devastanti in carcere nel 2010, lancia con questo film una nuova sfida e non solo alla Repubblica Islamica.  Sostenere con TUTTI I MEZZI Jafar Panahi e la sua battaglia per la libertà, diventa ormai una priorietà per chiunque creda in libertà.
 
A proposito di Osama....... e dei siriani caduti per la libertà PDF Stampa E-mail
Sabato 07 Maggio 2011 11:27
Noi, siamo veramente strani. Nel non lontano 2003, poco prima che George W Bush decidesse di entrare in guerra per porre fine al regime sanguinario di Saddam Hussein, molti sostenevano che la Casa Bianca avrebbe fatto meglio ad inviare un commando a Baghdad, per eliminare il dittatore iracheno. Uccidendo Saddam, dicevano, avremmo evitato una guerra, risparmiato soldi e vite umane. Oggi che Barack H Obama ha mandato un commando in Pakistan per eliminare Osama Bin Laden, ci scandalizziamo per la morte di 4 terroristi (nè uno in più e nè uno in meno) e chiediamo inchieste internazionali sull'operato degli Stati Uniti. Ma ancor più strano è che ci preoccupiamo su come è stato ucciso e dove è stato sepolto Osama Bin Laden, un uomo responsabile della morte di migliaia di persone innocenti in giro per i cinque continenti, ed assistiamo in silenzio al massacro di diverse centinaia di inermi cittadini siriani, cui l'unica colpa è quello di chiedere pane e libertà, per mano dei servizi di sicurezza di Bashar Assad, .
 
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