Neda, una voce che nessuno potrà soffocare PDF Stampa E-mail
Lunedì 20 Giugno 2011 11:42

Sono passati due anni, da quanto il 20 giugno del 2009, Neda Agha Soltan, 27 anni, ex studentessa di filosofia, morì con gli occhi aperti in una strada della capitale iraniana. Neda fu assassinata dai sicari inviati dall'Ayatollah Khamenei a reprimere i giovani che protestavano pacificamente contro i brogli elettorali. Una settimana prima si era votato in Iran per eleggere il presidente. Fu riconfermato nel suo incarico Mahmoud Ahmadinejad, mentre ad avere maggior numero consensi era stato Mir Hossein Mussawi.

Neda non aveva nemmeno votato, ma era con decine di migliaia di altri giovani in piazza per chiedere "dove era il suo voto". Il "voto" non era solo un nome, ma un lungo elenco di sogni e desideri. I giovani hanno votato per il loro futuro, per la libertà e contro l'islamizzazione forzata della società. E Neda a quella manifestazione era andata con il suo professore di musica. Alle ragazze in Iran è vietato cantare in pubblico come voce solista, è vietato suonare per un pubblico maschile ed è vietato ballare. Tutte cose che piacevano a Neda. Neda in lingua farsi significa "voce". Neda Agha Soltan, suo malgrado è diventata la voce di tutti coloro che in Iran si battono per la libertà. Neda è morta, ma la sua voce non si è spenta.

Neda è morta, ma la sua immagine continua ad essere l'icona della lotta contro la dittatura degli Ayatollah. Il nome di Neda, come ha detto la madre, è diventato sinonimo della parola libertà. Una libertà che sembra ancora molto lontana nella Repubblica Islamica. Non è fuori luogo ricordare un'altra vittima di questo regime, il regista Jafar Panahi, condannato a sei anni di reclusione e 20 anni di divieto dell'esercizio della professione di cineasta. Panahi per la prima volta è stato arrestato proprio ai funerali di Neda. Fu rilasciato alcune ore dopo, ma da allora ebbe inizio il calvario che ora lo vede recluso nella propria casa in attesa dell'ultimo grado di giudizio. Panahi sfidando il divieto che gli è stato imposto a girato un film dentro le quattro mura della sua casa di Teheran. "Questo non è un film", presentato in anteprima a Cannes, sarà proiettato anche a Venezia, in una giornata dedicata al cinema e democrazia, organizzata da Articolo21 e da Cinecittà-Luce, in collaborazione con la Mostra Internazionale del Cinema.